Manifesto
Negli ultimi anni siamo stati testimoni di una tendenza preoccupante: il web è stato letteralmente sommerso da contenuti creati con l'intelligenza artificiale generativa. Blog, testate giornalistiche, studi di grafica, industria musicale... nessun settore si è salvato.
Anche i piccoli artigiani soffrono questa trasformazione: i social network premiano il continuo flusso di "AI slop" (spazzatura generata in serie), affossando la visibilità di chi condivide opere autentiche. Creatori di gioielli, scrittori, musicisti, ceramisti, sarti e illustratori, persone che prima traevano sostentamento dalla propria creatività, oggi si ritrovano penalizzate e senza voce dentro piattaforme che, da vetrine, si sono trasformate in luoghi dominati dal nonsense.
Per far fronte a tutto questo occorre ritrovare spazi sicuri, al di fuori dalle logiche volubili degli algoritmi. La nostra non è una crociata contro la tecnologia: se usata come strumento di supporto, l'IA può aiutare nel lavoro e nella ricerca scientifica. Non c'è nulla da demonizzare se la si usa per perfezionare una traduzione, per scovare un errore in un codice HTML dopo ore di tentativi, o per pulire una traccia audio in studio.
La nostra opposizione è rivolta all'IA generativa: quella che sostituisce l'ingegno umano creando ex novo immagini, video, testi e musica. Una tecnologia che non solo saccheggia la creatività, ma che per funzionare richiede un costo ambientale e un consumo energetico devastanti.
Nel nostro rapporto con il mondo virtuale, scegliamo di dare valore a contenuti reali. Torniamo a scrivere sui blog, sui siti personali, riapriamo i forum, rimettiamo in circolo i webring. Riprendiamoci il nostro spazio e non lasciamoci intimorire dalle multinazionali. Non abbiamo bisogno di fare arrivare i nostri messaggi e la nostra arte all'intera popolazione mondiale, ma di costruire una rete di anime affini. Questo, i social networks, ce l'hanno fatto lentamente dimenticare, trasformando in numeri e prodotti vendibili a terzi il nostro ingegno. Proprio quello che l'IA ha fagocitato e ci sta vomitando addosso.
Se ti senti in linea con questo manifesto, copialo o linkalo sul tuo spazio web personale, citando la Soffitta delle Fate come punto di origine.
L'impatto ambientale dell'IA generativa
Dietro ogni immagine, brano musicale o testo generato dall'IA non c'è solo la perdita dell'impronta umana: vi è un danno ecologico pesantissimo che spesso viene ignorato:
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Consumo idrico enorme: I data center che addestrano ed elaborano i modelli generativi generano un calore immenso e necessitano di enormi quantità di acqua dolce per il raffreddamento. Secondo un dettagliato studio delle università di California e Riverside, generare una semplice conversazione di 20-50 domande con ChatGPT "beve" circa 500 ml di acqua dolce.
Fonte: Making AI Less "Thirsty" (UC Riverside / Cornell University) ↗ -
Impennata del consumo elettrico: Una singola richiesta generata tramite IA richiede in media fino a 10 volte l'energia elettrica di una normale ricerca su Google. L'International Energy Agency (IEA) stima che la domanda elettrica globale legata a data center e intelligenza artificiale potrebbe raddoppiare entro i prossimi anni.
Fonte: IEA Electricity 2024 Report (International Energy Agency) ↗
Scegliere contenuti creati da persone reali significa anche proteggere il nostro pianeta.